È sera. Sono le 8 di sera. Non è una famiglia normale quella intorno a me e Manuela. Tutti quelli che si stringono intorno a me e Manuela non sono persone normali. Sono persone semplici, che sorridono sempre alla vita. Mi raccontano tante storie. Poi io al mattino presto metto le mie piccole cuffiette da 12 euro, sento un pò di musica classica e mi metto a scrivere, mi metto a sognare.
Sono le 8 di sera. Mara, Gianluca, Luisa e Totò sono venuti a salutarci. Ritornano ogni anno in Calabria. Totò sorride, si ricorda di 7 anni fa. Ero con un martello pneumatico con mio padre. Stavamo facendo dei lavori alla casa di mio nonno. Non abbiamo tanti soldi per cui, prima di chiamare un muratore cerchiamo di fare quello che possiamo per risparmiare qualcosa. Mio padre mi ha insegnato a fare tutto. A riparare un lavandino, a mettere le piastrelle. Ma ci ha fatto anche studiare musica classica e ci ha fatto studiare. Quante cose fanno i genitori per i figli.
Le persone che arrivano ci raccontano tante storie, eppure conosciamo questa famiglia da tanti anni. Poi ieri, seduti in libreria, Totò mi racconta un suo ricordo. Un ricordo di tanti anni fa. Sono le 8 di sera. Ma ora siamo ritornati a 60 anni fa. Com’è cambiato il mondo. Come siamo cambiati noi. Nella libreria di Manuela ogni cosa prende vita. Anche un ricordo di 60 anni fa.
Totò, Antonio Manini aveva 16 anni. La mamma stava infornando il pane. “Allora non era come oggi, caro Giuseppe, allora si facevano trenta pani, la nostra famiglia era numerosa, mia mamma faceva tanti pani. Li infornava nel forno a legna. Di fronte casa nostra c’era una grande segheria. Un giorno passò una famiglia, stava comprando del legname per la propria azienda. Un’azienda che si trovava a Molfetta, vicino Bari. Mia mamma vide questi signori e gli regalò un pane.”
Stiamo parlando di 60 anni fa, ma fortunatamente nei nostri paesi questi gesti ancora non sono scomparsi. Il mio amico Pino, che ora vive a Bologna, ogni volta che viene va nell’orto dello zio e mi porta qualche pomodoro. Anche mia mamma quando le regalano qualcosa chiama sua sorella Maria e le sue amiche e divide tutto in parti uguali. Lo faccio anche io. Quando Olga mi mandò un camion pieno di prodotti al tartufo, li ho distribuiti ai miei amici. Sono gesti normali per chi vive piccoli paesi.
Totò continuava a raccontarmi di 60 anni fa. Era fiero di essere partito da solo e di aver creato tutto quello che ha con le proprie mani. “Sono partito da solo, non avevo nessuno, sono stato a Molfetta, in Germania e poi a Milano, dove ho gestito con mio figlio Massimo 4 pompe di benzina. Quel giorno mia mamma regalò il pane a quei signori che erano venuti da Molfetta a Mesoraca a comprare il legname per la propria azienda. Gli regalò un pane. Parlò con loro e gli disse che io ero un bravo falegname, ma qui c’era poco. Gli disse che io avevo bisogno di un lavoro. Dopo la seconda guerra nei nostri paesi c’era fame. Quella signora disse a mia madre che loro cercavano un falegname, mia madre mi guardò, mi preparò qualcosa e mi mandò con loro”.
Com’è cambiato il mondo, come siamo cambiati noi. “Mia mamma non conosceva quella signora. Mi mandò con lei perché voleva darmi un futuro”. Sono fatti questi a cui nessuno potrebbe credere. Ma 60 anni fa c’era fame e le mamme avrebbero fatto di tutto per un figlio. Quanti fatti straordinari mi racconta la gente. Non è una normale famiglia, è gente semplice che sorride alla vita.
Totò a 16 anni partí con quelle persone che poi diventarono la sua nuova famiglia. Loro avevano due figlie e un figlio. Totò sapeva fare tutto, era un ottimo falegname, non si stancava mai di lavorare e di pensare alla propria famiglia a Mesoraca. Arrivò Natale, Totò si fidanzò, tutti rtornavano a casa a Natale. La proprietaria dell’azienda che da Mesoraca portò con sé quel ragazzo di 16 anni disse a Totò di ritornare a casa. Lei sapeva quanto Totò amasse sua madre, ma si era appena fidanzato e Totò voleva trascorrere il primo Natale con la ragazza. La proprietaria allora le disse di tornare perché la madre gli doveva dire delle cose urgenti. Era una bugia, ma lo fece perché sapeva dell’amore della mamma e del figlio.
Totò prese il treno e arrivò a Crotone dove venne a prenderlo il fratello con una 500. “Me lo ricordo come fosse ieri Giuseppe, me lo ricordo come fosse ieri. La proprietaria mi disse di scendere semplicemente perché voleva che riabbracciassi mia mamma, ma non appena sono sceso dell’auto mio fratello mi disse una cosa brutta. Una cosa brutta. Mia mamma aveva ‘un male’ e gli restavano solo 20 giorni di vita”.
Sembra un film. Quante storie si nascondono dietro gli occhi di un padre. Totò me lo raccontava come fosse ieri. Sono le 8 di sera. Siamo seduti in libreria. Quando Totò ritornò a Molfetta, la proprietaria era felice e gli chiese com’era andata con la mamma, sicuramente sarà stata felice di rivederlo. “Io le dissi mia mamma è morta”. La proprietaria che voleva semplicemente che Totò ritornasse a casa per salutare la mamma si bloccó. Si abbracciarono e si misero a piangere.
Sembra un film. Un ragazzo di 16 anni che parte con delle persone che non conosce, ma che gli vogliono bene. Poi Totò ripartì per altri luoghi fino ad arrivare a Milano. Gli chiesi perché non aveva chiamato la signora di Molfetta per dirle che la mamma era morta. Lui mi rispose che allora non tutti avevano il telefono come oggi. Non c’erano soldi. “Dovevo scrivere una lettera, ma ho preferito dirle tutto di persona”.
Non so voi, ma quando sento queste storie mi commuovo. Prendo le mie cuffiette e le trascrivo. Sto rivivendo tutte quelle scene. Alcune storie come queste poi cerco di immortalarle su qualche social o in qualche libro. Sono storie straordinarie. Storie di gente semplice che ha fatto tutto con le proprie mani. La storia di Totò. Degli occhi sempre pieni di luce. La storia di Totò e della sua bella famiglia. Quante storie si nascondono dietro ognuno di noi. E nella libreria le storie prendono vita. Totò e la sua bella famiglia.

