Le stazioni d’Italia
Gino Caruso / 1980
È sempre amaro lasciare il paese / Lasciare piazza, amici, le radici / Io i treni ce l’ho nei neuroni / Ruggiti, fischi, sprasch di rotaie / Un cammino lungo senza fine / Una via crucis e il cuore che ti batte
Le stazioni d’Italia sono tante / Le ho viste cento volte tutte quante / Di giorno di notte e di sera / E le ho fatte in assenza di Dio / Tutte quante sul primo binario / Capodanno, Natale, Capodanno, Natale
Greco pasquale sono io / 50 anni, coniugato con prole e cinque figli / Mi porto dietro una seconda moglie / E la porto legata con filo di spago / Una valigia cara da dieci mila lire / E come balla bene nel treno / Mi ricorda la locomotiva, la locomotiva
Il binario è liscio la galleria è lunga / Catanzaro, Lamezia, Salerno, Napoli / Sigarette, caffè, pizze, birra / Queste cose qui io non le compro mai / Ho roba genuina di maiale / E pane fatto in casa e vino buono
Altra tappa Roma / Com’è grande la stazione / T’ubriaca di rumori / Giornali, facchini, viaggiatori, bambini / Tutti in fretta sono matti / Io facevo il guardiano ve l’ho detto / E mia figlia Rosa quando torna a natale si sposa
Mio padre campa ancora / A quest’ora Maria, la mia signora / S’alza presto, ma il treno è pazzo ha fretta / Firenze, Milano, com’è lunga l’Italia / Com’è lunga l’Italia

Cantare
Il Parto delle Nuvole Pesanti / 2000
Non c’è futuro in questa mia lingua / Che sembra uscita da una caverna / Amara e ruvida nelle parole / Cantava i sogni bruciati al sole / Di donne belle forti e piene di speranza / Di sicuro ce ne saranno ancora / Per accompagnare i figli al treno / E poi seguirli con lo sguardo da lontano
Ma io voglio sentirti cantare / E a braccia aperte volando nell’aria poi / La voce tua mi accompagnerà / Nel vento passo passo lei risuonerà
Mi sento strano ma non straniero / Diceva un tempo Salvatore / In un momento di folle paura / Da non confondersi con l’amore / forse la noia la noia che non finisce mai / Io la confondo con le tentazioni / Che faccio entrare nella mia casa e poi / Di corsa le spingo fuori
Ma io voglio sentirti cantare / E a braccia aperte volando nell’aria poi / La voce tua mi accompagnerà / Nel vento passo passo lei risuonerà
Nell’ultimo battito di ciglia l’attenzione / Che il vino non era riuscito a piegare diventa rabbia cieca / E il dolore sparisce dalle mie labbra / E nascosto tra le pieghe dei vestiti rimane / L’odore di un desiderio insoddisfatto / E il rumore sordo di un urlo / Un urlo mai fatto Ma io voglio sentirti cantare / E a braccia aperte volando nell’aria poi / La voce tua mi accompagnerà / Nel vento passo passo lei risuonerà

Il ballo dell’emigrante
Santino Cardamone / 2010
Senti questa musica che batte forte dentro / Come un aquilone vola via dove va il vento / Balla questa musica balla finché c’è / Chiudi gli occhi e prova a immaginare / Anche la luna ballare con te
Senti questa voce bastonata dall’emozione / Va gridando al mondo sono il figlio del meridione / Dove un uomo lascia lì l’amore / Per vincere la fame che ha nel cuore / Dove un treno è destinato a partire
E non sa mai quando ritornare / Chi va a Genova chi va a Torino / Chi va a Bologna chi va a Milano / C’è un emigrante sempre in cammino / Che vede la sua terra andare lontano
Leonardo Sciascia lo diceva / Sappiamo bene che già c’era / È una questione meridionale / Che rimane sempre una vaga leggenda nera
Quantu si bella terra mia / Quantu si bella si tutta a vita mia / Balla balla balla questo è il ballo dell’emigrante / Urla fortemente terra mia stai nella mia mente / Canta canta canta questo è il canto / Dell’uomo piangente / Urla fortemente alla tua terra dolcemente / Lei ha paura / Lei ha paura / Di perdere
Senti questa musica che batte sempre più forte / Per le malelingue che la chiamano / La terra della morte / Dove è sparso sangue umano / Criminalità mafia e terrore / Non hanno ancora conosciuto / L’uomo vero che porta pane è sudore
Senti questo brivido che nasce dal rancore / È un odio così profondo / Diventato oramai un dolore / Per una legge fatta di chiacchiere / Buona solo a giudicare / Con le mani in tasca ci dissero / È una questione meridionale
C’è una Napoli troppo sporca / Una Calabria che non mangia / C’è una Sicilia che non dorme / Ha vomitato troppo sangue / E una Puglia e una Sardegna / E una terra Lucana anche da salvare / Terra mia vorrei fuggire via / Nel profondo cuore del tuo mare
Quantu si bella terra mia / Quantu si bella si tutta a vita mia / Balla balla balla questo è il ballo dell’emigrante / Urla fortemente terra mia stai nella mia mente / Canta canta canta questo è il canto / Dell’uomo piangente / Urla fortemente alla tua terra dolcemente / Lei ha paura / Lei ha paura / Di perdere


