Mani, Tempo, Memoria

Mani, Tempo, Memoria

LE FOTO DELLA MAESTRA ELENA ABBRUZZESE
Queste sono alcune delle foto scattate dalla maestra ELENA ABBRUZZESE circa 40 anni fa. In quegli anni la maestra andava in giro con i suoi alunni a scattare foto con una macchina fotografica analogica. Aveva poi richiesto di adibire un’aula della piccola scuola di Foresta a camera oscura e con un ingranditore, luce rossa e tanta precisione sviluppava le foto insieme agli alunni. Foto ed ingranditore che fanno parte della prima mostra de Il Museo delle Partenze.  

L’intera mostra è un poema visivo, un viaggio dove i gesti quotidiani e i mestieri di un tempo si intrecciano come strofe di una stessa canzone. Da una parte, una finestra sulla vita di paese, dove gli incontri e l’accoglienza diventano versi delicati; dall’altra, le mani che lavorano, tramandando saperi pazienti come un racconto antico. Insieme, formano una narrazione che non è solo ricordo, ma un canto di lentezza che sfiora l’anima e continua a vivere, sospesa tra la luce e l’ombra del tempo.

C’è anche un’altra voce silenziosa che attraversa queste immagini: quella delle partenze. Petilia Policastro è stata terra di radici profonde, ma anche di valigie leggere e di sguardi voltati un’ultima volta verso casa. In molti se ne sono andati, portando con sé tradizioni e rituali che hanno continuato a vivere altrove; altri sono rimasti, prendendosi cura delle case, dell’identità culturale e delle consuetudini di ogni giorno, tenendo vivo ciò che sembrava destinato a scomparire. Le fotografie raccolgono entrambe queste storie: quelle di chi ha preso la via del mondo e quelle di chi ha scelto di restare per custodire le radici.

Due sezioni, VITA QUOTIDIANA e GLI ANTICHI MESTIERI.  Ci sono vite che continuano a parlare anche quando il tempo è passato. Nei gesti di ogni giorno, diventati racconti silenziosi, e nelle fotografie in bianco e nero riaffiora la semplicità di un’esistenza fatta di attimi ancora vivi. Non è la nostalgia a emergere, ma la presenza autentica di un’umanità costruita su relazioni e condivisione. Un mondo che non appartiene solo al passato, ma che continua a vivere nei ricordi e nelle emozioni di chi guarda.

Ci sono conoscenze che non si imparano sui libri, ma si assorbono osservando, ripetendo, vivendo. Sono eredità antiche che scorrono come fili invisibili tra le generazioni, custodite nei gesti e nella dedizione quotidiana. Queste vecchie immagini mostrano mani modellate dal lavoro, azioni sapienti e rituali silenziosi, dando forma a un mondo essenziale fatto di dignità e fatica. Ogni scatto diventa un atto di resistenza, capace di emanare un calore umano profondo. Qui l’assenza di colore si fa linguaggio intimo, restituendo autenticità ed emozioni che continuano a vibrare.


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